occasionalmentegiusto

ovvero come convincere il mio omino del cervello che non ha sempre ragione
domenica, 18 ottobre 2009

porto porto con me.

 
porto ha orizzonti instabili e gatti neri, tempo volubile e binari ovunque.
 
a porto le persone sorridono e le finestre delle case hanno i vetri rotti.
 
la funicolare è tutta di vetro e la metropolitana è panoramica.
 
il ponte non è di eiffel e l’altro lato del Duero è già un’altra città dal nome di donna.
 
porto è protetta dal mantello di sandeman e dalla gentilezza di persone che non capisci e che non ti capiscono, ma che ti sorridono e ti fanno sentire a casa.
 
a porto non puoi perderti e se ti perdi prendi un taxi che ti insegna a parlar portoghese e ti chiede in ogni caso treeuroecinquanta.
 
a porto c’è solo una strada del duemila, il resto è fortunosamente rimasto al secolo scorso.
 
a porto devi andare con persone che sappiano vedere i suoni e ascoltare i colori, che trovino romantico il tram, indimenticabili i bar anni trenta ed adorabili i vicoli abbandonati.
porto mi ha riconosciuta ed io ho riconosciuto lei, quindi parto ma porto porto con me.
 
 

postato da: dariaeirene alle ore 23:15 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: viaggi
martedì, 22 settembre 2009

il consueto pantano della molteplicità dei possibili.


ogni storia ha un inizio ed ogni inizio avrebbe potuto essere molteplici possibili alternative. nella maggior parte delle circostanze è da un esordio piuttosto casuale che con scientifica serendipità è possibile prevedere un domino di consequenzialità spedite verso una ed una sola fine. se ciascun inizio è intrinsecamente dotato di mai nati gemelli diversi, esistono altrettanti infiniti svolgimenti che si sarebbero attaccati all’incipit vincente, con il loro finale adeguato. inizi e svolgimenti e fini, armati di artificiosa logicità, fanno di ogni storia solo un universo di molteplicità in potenza. ed è così che tutti i debutti naufragati con i loro mondi possibili abitano solo gli scarti del pantano delle probabilità che chiamiamo sogni.

postato da: dariaeirene alle ore 01:03 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie:
lunedì, 31 agosto 2009

etimologie

ci sono storie che non so raccontare ed io se non me le racconto, le storie, non le capisco. così dissimulo l’ignoranza mentre cerco significanti per significati ancora mai nati. balbetto in mente definizioni, mi costringo nella babele di pensieri a partorire enunciazioni per non perdere quella storia senza racconto che senza lemmi non può avere evoluzione.

ci sono storie che non so raccontare perché non trovo le parole adatte. e non le trovo nonostante la lucida consapevolezza dell'Esserci di una parola appropriata per ogni cosa. anche più di una. è una parola dietro l’altra che si snodano le storie da raccontare, quelle storie che senza parole finiscono per non esistere. l'essere senza l'esserci, il sein senza dasein, la storia senza racconto. così scompaiono anche se hanno avuto un tempo ed un luogo e dei colori e dei sapori. sono state. però, se non hanno trovato delle parole da attaccarsi addosso, semplicemente finiscono per scomparire e lo fanno così, quasi senza essere mai esistite, perché nessuno le ha capite.

io capisco solo quello che si può raccontare, perchè nel replicare il conto della narrazione l'ordino e gli do un senso. il sesto, l'animazione. c’era una volta e poi tutte le altre parole. ha un senso, ha un'anima. ha un'azione. e lo ha perfino quando le parole sono un po’ disordinate, stropicciate o inventate.

c’era una volta una storia che non sapevo raccontare. la storia senza parole che se avesse mai trovato una semantica sarebbe potuta diventare romantica.

postato da: dariaeirene alle ore 22:02 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie:
venerdì, 14 agosto 2009

disambiguando

adottare una parola apparentenmente semplice è in realtà un'intenzionale selezione disambiguatoria tra una molteplicità di alternative epistemologiche possibili: ad esempio "vita" messa su wikipedia ha un'infinità di disambiguazioni.
per la celebre encicolopedia wiki c'è una vita geografica una scientifica una estetica una letteraria e quant'altre possibili specificazioni definitorie che complessificano ciò che appare semplice. il difficile è semplificare, laddove ci provo la disambiguaizone mi chiede di centellinarmi l'esperienza.
mi è ormai impossibile affermare frettolosamente "la mia vita è uno schifo oppure la mia vita è stupenda"...
devo contestualizzare, devo ridimensionare lo slancio generalizzante privo di adeguata aderenza semantica.
è viverla la vita?
necessito di disambiguazione esistenziale
.
decisamente, urge disambiguare.



postato da: dariaeirene alle ore 11:45 | link | commenti | commenti
categorie:
giovedì, 06 agosto 2009

ἀταραξία

l'estate passa lunga, calda, lenta,
trascinandosi i giorni d'agosto come gli ambulanti
sacchi di oggetti colorati, sulla sabbia bollente.
un'ingiustificata stanchezza mi si attacca addosso come sudore,
rendendo ogni movimento eroica sfida di sopravvivenza.
un passo, uno sguardo al cane a cui sicuramente faccio tenerezza, un altro passo.
mi guarda come per incoraggiarmi. mi anticipa, mi apre la strada, scodinzola e mi da fiducia. un altro passo. un altro sguardo ed un altro scodinzolare.
ci arriviamo in cucina, tranquilla.
sedie e divani ospitano culo e pensieri, insofferenze e sonni.
voglio che resti il segno.
un incavo nella poltrona a testimonianza del peso della mia atarassia.
postato da: dariaeirene alle ore 10:10 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: